In breve: l'indennità di accompagnamento è una prestazione economica mensile erogata dall'INPS alle persone con invalidità civile totale che non sono autosufficienti, cioè che non riescono a camminare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore oppure hanno bisogno di assistenza continua per gli atti quotidiani della vita. Non dipende dal reddito e non ha limiti di età. Si richiede all'INPS partendo dal certificato medico del medico curante, dopo il quale una commissione medica valuta la situazione.

Da ricordare

  • Servono due condizioni insieme: invalidità civile totale (100%) e non autosufficienza, intesa come impossibilità di deambulare senza aiuto o di compiere gli atti quotidiani senza assistenza continua.
  • L'indennità è indipendente dal reddito della persona e dal reddito dei familiari: non esiste una soglia ISEE da rispettare per ottenerla.
  • La domanda parte sempre dal certificato medico introduttivo, inviato per via telematica, e prosegue con la domanda online all'INPS e la visita della commissione.
  • L'importo viene aggiornato ogni anno dall'INPS: per la cifra in vigore conviene consultare il sito dell'INPS o rivolgersi a un patronato.
  • Questo articolo è informativo e non sostituisce il parere di un patronato, di un assistente sociale o di un professionista.

Che cos'è l'indennità di accompagnamento?

L'indennità di accompagnamento è una prestazione di sostegno economico prevista dalla normativa italiana per le persone che, a causa di una malattia o di una disabilità, hanno bisogno di essere assistite in modo continuativo. Il riferimento storico è la Legge 18 del 1980, che l'ha introdotta nell'ambito delle provvidenze per l'invalidità civile.

Il suo scopo è aiutare la famiglia (o la persona stessa) a sostenere le spese legate all'assistenza: un'assistente familiare, un aiuto domestico, un servizio di cura, oppure il tempo che un familiare dedica alla cura. L'indennità non è vincolata a una spesa precisa e non va rendicontata: chi la riceve può usarla liberamente per organizzare l'assistenza nel modo più adatto.

Va distinta dalla pensione di invalidità e dall'assegno di invalidità, che hanno requisiti e finalità diverse. Per un confronto tra i riconoscimenti, può essere utile leggere anche il nostro articolo «Differenza tra invalidità civile e Legge 104», che spiega come funzionano i due percorsi.

Chi ha diritto all'indennità di accompagnamento?

Hanno diritto all'indennità le persone per cui si verificano tutte queste condizioni:

  • il riconoscimento di una invalidità civile totale, cioè al 100%;
  • una condizione di non autosufficienza, secondo i criteri descritti più avanti;
  • la residenza stabile e abituale in Italia;
  • la cittadinanza italiana o, per le persone straniere, una condizione di regolare soggiorno prevista dalla normativa (per i dettagli sui titoli di soggiorno ammessi conviene verificare con l'INPS o con un patronato).

Non c'è un'età minima né massima: l'indennità può essere riconosciuta a una persona adulta, a una persona anziana e, con requisiti specifici, anche a un minore. In questo articolo ci concentriamo soprattutto sulle persone anziane non autosufficienti e sui loro familiari.

Che cosa significa «non autosufficienza» per l'INPS?

La normativa parla di due situazioni alternative. Basta che ne ricorra una, oltre all'invalidità totale:

  1. impossibilità di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore: la persona non riesce a spostarsi in autonomia, anche all'interno della propria casa;
  2. necessità di assistenza continua, perché la persona non è in grado di compiere gli atti quotidiani della vita (lavarsi, vestirsi, alimentarsi, gestire le necessità personali) senza l'aiuto costante di qualcuno.

È la commissione medica a valutare caso per caso, sulla base della documentazione clinica e della visita. Per questo è importante che il certificato del medico e i documenti allegati descrivano in modo preciso e concreto le difficoltà della persona nella vita di tutti i giorni, non solo la diagnosi.

Un consiglio pratico. Prima della visita, raccogliete le cartelle cliniche, le dimissioni ospedaliere, i referti specialistici e l'elenco dei farmaci. Se la persona ha bisogno di aiuto per lavarsi o per alimentarsi, o non riconosce più i luoghi e i familiari, è utile che questo emerga con chiarezza dalla documentazione.

L'indennità di accompagnamento dipende dal reddito?

No. È uno degli aspetti più importanti e meno conosciuti: l'indennità di accompagnamento non è legata al reddito della persona e non richiede l'ISEE. Non si perde perché si percepisce una pensione, un altro assegno o perché i familiari hanno un reddito. È una prestazione riconosciuta in base alla condizione di salute e al bisogno di assistenza, non alla situazione economica.

Questo la distingue da altre prestazioni dell'invalidità civile, per cui sono previsti limiti reddituali che l'INPS aggiorna periodicamente e che vanno verificati presso l'INPS.

Quando l'indennità non spetta o si sospende?

Ci sono alcune situazioni in cui la prestazione non viene riconosciuta o viene sospesa. Le principali sono:

  • ricovero in una struttura con retta interamente a carico di un ente pubblico: in generale, se la persona è ricoverata a titolo gratuito (ad esempio in una RSA con la retta pagata per intero dal servizio pubblico), l'indennità non spetta per la durata del ricovero. Se invece la retta è pagata almeno in parte dalla persona o dalla famiglia, la situazione è diversa e va verificata caso per caso;
  • incompatibilità con altre prestazioni analoghe, come l'indennità di frequenza o altre indennità di assistenza previste per specifiche categorie: in questi casi, di norma, bisogna scegliere la prestazione più favorevole;
  • mancata presenza alla visita di revisione, quando la commissione dispone una nuova valutazione.

Chi sta valutando un ricovero in RSA e riceve già l'indennità dovrebbe informarsi presso l'INPS prima di ogni decisione. Per capire come si compone la retta e chi paga cosa, può essere utile il nostro articolo «Quanto costa una RSA?».

Come si richiede l'indennità di accompagnamento all'INPS?

La procedura è interamente telematica e si svolge in più passaggi. In sintesi:

  1. Certificato medico introduttivo. Il medico curante (o un altro medico abilitato, come uno specialista) compila il certificato medico introduttivo e lo trasmette per via telematica all'INPS. Il medico consegna alla persona o al familiare la ricevuta con il numero identificativo del certificato.
  2. Domanda all'INPS. Con quel numero, la persona interessata (o un familiare, un tutore, un amministratore di sostegno) presenta la domanda online sul sito dell'INPS, accedendo con SPID, CIE o CNS. In alternativa si può farsi aiutare da un patronato, che offre assistenza gratuita. Il certificato ha una validità limitata nel tempo, quindi la domanda va presentata entro il termine indicato dall'INPS.
  3. Convocazione alla visita. L'INPS comunica data e luogo della visita davanti alla commissione medica, composta da medici dell'ASL integrata da un medico dell'INPS.
  4. Verbale e decisione. Al termine, la commissione redige un verbale. L'INPS comunica l'esito e, se la domanda è accolta, avvia il pagamento.

Se la persona non è in grado di spostarsi, è possibile chiedere la visita a domicilio, allegando la documentazione medica che attesti l'intrasportabilità.

Come si svolge la visita della commissione medica?

La visita è un colloquio con la commissione, durante il quale i medici valutano lo stato di salute e il grado di autonomia. Alcuni consigli per prepararsi:

  • portare un documento di identità, la ricevuta del certificato medico e tutta la documentazione clinica;
  • farsi accompagnare, se possibile, da una persona che conosce la quotidianità dell'interessato, capace di descrivere con precisione i bisogni di assistenza;
  • descrivere la giornata «normale» e non solo i momenti migliori: la commissione deve capire quanta assistenza serve davvero.
Per le persone con demenza o Alzheimer. Nelle malattie neurodegenerative la non autosufficienza non è sempre «visibile» in pochi minuti di visita. Una relazione dello specialista (neurologo o geriatra) che descriva le difficoltà quotidiane, i disturbi del comportamento e il bisogno di sorveglianza continua aiuta molto la commissione a valutare correttamente il caso.

Quanto tempo ci vuole per ottenere l'indennità?

I tempi variano molto da un territorio all'altro e dipendono dal carico di lavoro delle commissioni mediche e dall'organizzazione dell'ASL e dell'INPS locali. La normativa fissa dei termini per l'accertamento, ma nella pratica può passare qualche mese tra la domanda, la visita e l'esito. Non è quindi possibile indicare un tempo valido per tutti.

Alcune cose da sapere:

  • per alcune situazioni, come le patologie oncologiche, la legge prevede una corsia accelerata per l'accertamento;
  • una volta riconosciuto il diritto, di norma i pagamenti decorrono dal mese successivo alla presentazione della domanda, quindi gli arretrati vengono in genere riconosciuti anche se l'iter è lungo; per le regole precise conviene confermare con l'INPS;

A quanto ammonta l'indennità e come viene pagata?

L'importo dell'indennità è stabilito e aggiornato ogni anno dall'INPS. Per questo motivo non indichiamo qui una cifra, che rischierebbe di essere superata: per conoscere l'importo mensile in vigore, consultate il sito dell'INPS (inps.it) o chiedete a un patronato.

In generale, l'indennità viene pagata ogni mese, con accredito su conto corrente, libretto o carta con IBAN, a nome dell'interessato (o del suo tutore/amministratore di sostegno). Se la persona non è in grado di gestire il denaro, una persona di fiducia nominata in modo regolare può riscuoterlo e amministrarlo nell'interesse dell'interessato.

Che cosa si può fare se la domanda viene respinta?

Se il verbale non riconosce l'indennità, o la riconosce in modo non corrispondente alla situazione reale, non bisogna scoraggiarsi. Ci sono strade per far valere le proprie ragioni:

  • leggere con attenzione il verbale e le motivazioni indicate dalla commissione;
  • rivolgersi a un patronato o a un legale esperto di previdenza e invalidità, che può valutare la possibilità di contestare il verbale;
  • in caso di peggioramento delle condizioni di salute, presentare una nuova domanda o una richiesta di aggravamento, con nuova documentazione medica.

I termini per contestare il verbale sono tassativi: se il verbale non è favorevole, è importante muoversi subito e non lasciare passare il tempo. Un professionista saprà indicare le scadenze corrette.

Come si collega l'indennità di accompagnamento alla Legge 104?

L'indennità di accompagnamento e la Legge 104 sono due riconoscimenti distinti. La prima è una prestazione economica legata all'invalidità civile; la seconda riconosce lo stato di handicap e dà accesso a permessi lavorativi, agevolazioni fiscali e altri diritti. Le due domande vengono spesso presentate insieme e valutate nella stessa visita, ma non si ottengono automaticamente l'una con l'altra.

Per un familiare che lavora e assiste una persona non autosufficiente, la combinazione dei due riconoscimenti può essere particolarmente utile: l'indennità sostiene la spesa dell'assistenza, la Legge 104 può dare diritto ai permessi lavorativi per il caregiver. Per approfondire come funzionano e in che cosa si differenziano, leggete l'articolo «Differenza tra invalidità civile e Legge 104» di questo blog.

AspettoIndennità di accompagnamentoLegge 104
Che cos'èPrestazione economica mensile dell'INPSRiconoscimento dello stato di handicap
Requisito principaleInvalidità civile totale e non autosufficienzaMinorazione che comporta difficoltà di inserimento e di autonomia
Limite di redditoNessunoNessuno per il riconoscimento
A che cosa serveSostenere le spese di assistenzaPermessi, agevolazioni fiscali, tutele e sostegno
Dove si chiedeINPS (con certificato medico introduttivo)INPS (con certificato medico introduttivo)
ImportoAggiornato ogni anno dall'INPS: verificare sul sitoNon è una prestazione in denaro

Attività e giochi per stimolare memoria e attenzione nelle persone anziane

L'indennità aiuta a organizzare l'assistenza, ma la qualità della giornata dipende anche da ciò che si fa insieme alla persona. DYNSEO propone strumenti pensati per accompagnare le persone anziane e chi si prende cura di loro. Non sostituiscono le cure né i servizi di assistenza, ma offrono momenti di stimolazione piacevoli e adattabili. Alcuni esempi concreti:

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Domande frequenti sull'indennità di accompagnamento

Chi ha diritto all'indennità di accompagnamento?+

Le persone con invalidità civile totale (100%) che sono non autosufficienti: non riescono a camminare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore oppure hanno bisogno di assistenza continua per gli atti quotidiani della vita. Occorre inoltre la residenza in Italia.

Esiste un limite di reddito o di ISEE?+

No. L'indennità di accompagnamento non dipende dal reddito della persona né da quello dei familiari. Il riconoscimento si basa sulla condizione di salute e sul bisogno di assistenza.

Come si presenta la domanda?+

Il medico curante invia per via telematica il certificato medico introduttivo; poi la domanda si presenta online all'INPS (con SPID, CIE o CNS) o tramite un patronato. Segue la visita della commissione medica dell'ASL integrata dall'INPS.

A quanto ammonta l'indennità?+

L'importo è stabilito e aggiornato ogni anno dall'INPS. Per conoscere la cifra in vigore conviene consultare il sito dell'INPS o rivolgersi a un patronato.

L'indennità si perde con il ricovero in RSA?+

In generale non spetta durante un ricovero a totale carico di un ente pubblico. Se la retta è pagata almeno in parte dalla persona o dalla famiglia, la situazione cambia. Prima di decidere, è bene verificare il proprio caso con l'INPS o con un patronato.

Fonti e riferimenti. Normativa di riferimento: Legge 18/1980 (indennità di accompagnamento) e normativa sull'invalidità civile (Legge 118/1971). Procedura, moduli e importi aggiornati: INPS (inps.it). Valutazione sanitaria: ASL di residenza. Articolo aggiornato a novembre 2026 e di natura informativa: non sostituisce il parere di un patronato, di un assistente sociale o di un professionista.

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