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Mancanza della Parola nell'Adulto: Cause, Segni e Riabilitazione Logopedica

« Sai, quella cosa che usiamo per... aspetta, come si chiama di nuovo... » Se questa frase ti è familiare, sia perché la pronunci regolarmente, sia perché la senti da un tuo caro, sei di fronte a ciò che i logopedisti chiamano la mancanza della parola, o in termini scientifici, l'anomia. Questa difficoltà a ritrovare una parola che si ha « sulla punta della lingua » è un'esperienza universale occasionale, ma può diventare disabilitante quando si ripete quotidianamente.

La mancanza della parola è oggi uno dei motivi di consultazione logopedica più frequenti nell'adulto, in particolare dopo i 50 anni. Può essere un semplice effetto della fatica, dello stress o dell'età, o rivelare disturbi più profondi (afasia post-Ictus, demenza iniziale, depressione, disturbi cognitivi). Questo articolo fa il punto completo sulle sue cause, i suoi segni e le soluzioni di riabilitazione oggi disponibili.

Che cos'è esattamente la mancanza della parola?

La mancanza della parola, o anomia (dal greco a-nomia, « senza nome »), indica la difficoltà a evocare una parola conosciuta nel momento in cui ne abbiamo bisogno. La parola è presente nel lessico mentale della persona — la riconosce immediatamente quando gliela proponi, può descriverla, usarla in una frase che sente, comprenderla in un testo — ma non può farla emergere attivamente quando vorrebbe dirla.

Questa dissociazione tra conoscenza preservata e accesso lessicale difettoso è la firma della mancanza della parola. Essa distingue questo disturbo da una vera perdita di vocabolario (dove la parola stessa è scomparsa) o da un disturbo di comprensione (dove la parola non è più riconosciuta).

Come si manifesta concretamente la mancanza della parola?

La mancanza della parola prende diverse forme nel linguaggio quotidiano:

  • Le pause nel discorso: la persona si interrompe in piena frase, il tempo di cercare la parola, a volte per diversi secondi.
  • Le perifrasi: in mancanza della parola precisa, si descrive la cosa. « La macchina per scaldare l'acqua » invece di « bollitore ». « La cosa che mettiamo in macchina » invece di « chiave ».
  • Le parole passe-partout: « cosa », « cosa », « affare », « coso » sostituiscono le parole precise.
  • I pronomi al posto dei nomi: « quello », « questo », « quel coso », senza poter nominare.
  • Le parafasie semantiche: viene usata una parola simile al posto della giusta. « Mela » per « pera », « cucchiaio » per « forchetta ».
  • Le parafasie fonemiche: viene usata una parola simile foneticamente. « Carota » per « caraffa ».
  • Le non-risposte: la persona rinuncia, dice « non mi ricordo più », « mi sfugge », cambia argomento.
  • La « punta della lingua »: sensazione frustrante che la parola sia molto vicina, quasi accessibile, ma irraggiungibile.

Una caratteristica della mancanza della parola è che la persona reagisce positivamente agli indizi. Se le dai la prima sillaba (« inizia per bou... »), completa immediatamente (« bollitore! »). Questo conferma che la parola è ben immagazzinata, ma che il suo accesso è difettoso.

Mancanza della parola occasionale o patologica: dove porre il limite?

Tutti hanno già avuto una mancanza della parola. È un fenomeno universale e benigno nella maggior parte dei casi. La questione è sapere quando diventa patologica. Ecco i criteri che devono allertare:

  • Frequenza: diverse volte al giorno, e non più occasionalmente.
  • Impatto: la persona rinuncia a conversazioni, cambia argomento, evita situazioni impegnative.
  • Evoluzione: aggravamento progressivo su alcuni mesi o anni.
  • Sofferenza soggettiva: la persona si lamenta, si sente diminuita, ansiosa.
  • Parole frequenti colpite: non si tratta solo di parole rare ma anche di parole quotidiane che sfuggono.
  • Difficoltà associate: dimenticanze, difficoltà di attenzione, disorientamento, che suggeriscono un disturbo più ampio.

Di fronte a un insieme di questi segni, è necessaria una valutazione medica e logopedica. Il nostro test di memoria online e il nostro test delle funzioni esecutive possono costituire un primo screening rapido per orientare la decisione di consultazione.

Le cause della mancanza della parola

La mancanza della parola può avere origini molto varie, che vanno dalla fatica passeggera al segnale di allerta di una patologia seria. Comprendere l'origine è essenziale per adattare la presa in carico.

Le cause benigne e reversibili

Numerosi fattori possono provocare una mancanza della parola transitoria, senza gravità:

  • Fatica: il sistema cognitivo rallenta, l'accesso lessicale diventa meno fluido.
  • Stress e ansia: il carico emotivo « parasita » i processi di evocazione.
  • Mancanza di sonno: la consolidazione mnemonica notturna è essenziale per il buon funzionamento lessicale.
  • Sovraccarico cognitivo: multitasking, situazioni professionali intense, fatica mentale prolungata.
  • Effetti collaterali dei farmaci: alcuni ansiolitici, antidepressivi, sonniferi, antipertensivi possono rallentare l'accesso lessicale.
  • Periodo ormonale: menopausa, post-parto, possono accompagnarsi a piccoli disturbi cognitivi transitori.
  • Bilinguismo: le persone che parlano più lingue presentano statisticamente più mancanze della parola, ma senza legame con una patologia.

In questi casi, la mancanza della parola scompare con la risoluzione del fattore in causa: riposo, gestione dello stress, adattamento terapeutico. Nessuna preoccupazione particolare, ma attenzione a prendersi cura di sé.

Il normale invecchiamento

Con l'avanzare dell'età, un certo rallentamento cognitivo è fisiologico e atteso. A partire dai 60 anni, l'accesso lessicale diventa un po' più lento, i nomi propri in particolare sono più difficili da ritrovare. Questo non è patologico finché:

  • La mancanza della parola rimane discreta e occasionale
  • L'autonomia quotidiana è preservata
  • Non ci sono altri disturbi cognitivi associati (memoria, orientamento, attenzione)
  • L'evoluzione è molto progressiva e stabile

Questo invecchiamento normale del linguaggio può essere ritardato e attenuato da una stimolazione cognitiva regolare. Lettura, giochi di parole, conversazioni, attività intellettuali costituiscono una vera igiene cognitiva. La nostra applicazione SOFIA, progettata specificamente per gli anziani, propone decine di esercizi mirati sulla fluidità verbale, l'evocazione lessicale, la memoria semantica.

L'afasia post-Ictus

L'ictus che colpisce l'emisfero sinistro può provocare un'afasia, di cui la mancanza della parola è uno dei sintomi più frequenti. A seconda della zona lesa e dell'estensione dell'ictus, l'afasia assume diverse forme:

  • Afasia di Broca (lesione frontale): la persona comprende ma ha una produzione molto laboriosa, con mancanza della parola massiccia e agrammatismo.
  • Afasia di Wernicke (lesione temporale): la persona parla in modo fluido ma con molte parafasie e una mancanza della parola, e presenta disturbi di comprensione.
  • Afasia anomica: forma dominata principalmente dalla mancanza della parola, con comprensione e fluidità relativamente preservate.
  • Afasia globale: compromissione severa di tutte le modalità linguistiche.

L'afasia post-Ictus richiede una riabilitazione logopedica precoce e intensiva, idealmente con diverse sedute a settimana durante i primi 6 mesi post-Ictus, periodo di massima plasticità cerebrale. I progressi sono possibili a qualsiasi età, talvolta su più anni.

Le demenze e i disturbi neurocognitivi

La mancanza della parola è un segnale precoce di diverse patologie neurodegenerative:

  • Malattia di Alzheimer: la mancanza della parola è spesso uno dei primi sintomi verbalizzati dai pazienti o notati dall'entourage. Si accompagna tipicamente a disturbi della memoria recente, disorientamento, difficoltà di organizzazione.
  • Demenza semantica: forma particolare in cui la mancanza della parola domina e progredisce fino a una perdita autentica del significato delle parole. I pazienti non riconoscono più le parole che gli vengono proposte, mentre possono ancora ripeterle.
  • Demenza frontotemporale (variante linguistica): colpisce prima il linguaggio, con mancanza della parola e alterazione progressiva del discorso.
  • Demenza vascolare: legata a micro-ictus ripetuti, con mancanza della parola e disturbi cognitivi a scalini.
  • Malattia di Parkinson avanzata: può accompagnarsi a un rallentamento dell'accesso lessicale e a disturbi della fluidità.

Di fronte a una mancanza della parola di recente e progressiva insorgenza in un soggetto di oltre 60 anni, è indispensabile una valutazione neurologica e neuropsicologica completa. La diagnosi precoce permette una presa in carico adeguata, rallentando l'evoluzione e migliorando la qualità della vita.

Le altre cause patologiche

Più raramente, la mancanza della parola può rivelare:

  • Neoplasie cerebrali che colpiscono le aree linguistiche.
  • Traumi cranici con lesioni frontali o temporali.
  • Encefaliti, meningiti con compromissione del sistema linguistico.
  • Sclerosi multipla in uno stadio avanzato, con compromissione cognitiva.
  • Depressione severa: può accompagnarsi a un rallentamento cognitivo globale che include il linguaggio. Questa forma è generalmente reversibile con il trattamento della depressione.
  • Ipotiroidismo non trattato, che rallenta tutte le funzioni cognitive.
  • Carenze nutrizionali severe (B12, folati).

Come si svolge la valutazione della mancanza della parola?

Di fronte a una mancanza della parola persistente e preoccupante, è necessaria una procedura diagnostica rigorosa. Essa si svolge in diverse fasi complementari.

La consultazione medica iniziale

Il primo interlocutore è generalmente il medico curante o un neurologo. Egli realizza:

  • Un interrogatorio dettagliato sull'insorgenza dei disturbi, la loro evoluzione, la loro frequenza, il loro impatto.
  • Un esame neurologico completo: motricità, sensibilità, equilibrio, riflessi, funzioni cognitive.
  • Una valutazione cognitiva di screening, spesso con l'uso del MMSE (Mini-Mental State Examination) o del MoCA (Montreal Cognitive Assessment).
  • Una ricerca di cause mediche associate: misurazione della pressione, esami del sangue (tiroide, vitamine, glicemia), revisione dei farmaci in corso.
  • Un'imaging cerebrale se necessario: risonanza magnetica o TAC per cercare ictus, atrofia, tumore, lesione focale.

In base ai risultati, il medico orienta verso le indagini complementari più pertinenti.

Il bilancio logopedico del linguaggio

Il bilancio logopedico è l'esame chiave per caratterizzare precisamente la mancanza della parola. Dura 1h30 a 2h e esplora:

  • La denominazione di immagini con l'ausilio di batterie standardizzate (DO 80, BIMM, DTLA-A): si presentano immagini di oggetti, animali, azioni, e si chiede di nominarle.
  • La fluidità verbale semantica: « cita il massimo di animali/frutti/vestiti in 1 minuto ».
  • La fluidità verbale fonologica: « cita il massimo di parole che iniziano per P in 1 minuto ».
  • L'evocazione su definizione: « come si chiama un oggetto che serve a... ? ».
  • La comprensione delle parole: puntamento di immagini, designazione di oggetti, per verificare che il lessico sia compreso.
  • La ripetizione di parole e frasi: per valutare la produzione in imitazione.
  • La conversazione libera: osservazione del discorso spontaneo, delle strategie di aggiramento.
  • La lettura e la scrittura: per verificare se il coinvolgimento è multimodale o limitato all'orale.

Il logopedista analizza i profili di errore: parafasie semantiche (cucchiaio/forchetta), fonemiche (carota/caraffa), neologismi, perseverazioni. Questi profili orientano la diagnosi e guidano la riabilitazione.

La valutazione neuropsicologica

In complemento al bilancio logopedico, una valutazione neuropsicologica può essere indicata per:

  • Valutare la memoria in tutte le sue componenti (episodica, semantica, di lavoro, procedurale).
  • Valutare le funzioni esecutive: pianificazione, flessibilità, inibizione, ragionamento.
  • Valutare l'attenzione: selettiva, divisa, sostenuta.
  • Caratterizzare un eventuale profilo dementico distinguendo Alzheimer, demenza vascolare, demenza frontotemporale, demenza a corpi di Lewy.
  • Quantificare il deficit cognitivo rispetto alle norme in base all'età e al livello di istruzione.

Per uno screening rapido a domicilio in attesa degli esami specializzati, puoi utilizzare i nostri test di memoria e test delle funzioni esecutive che forniscono una prima orientazione in pochi minuti.

La riabilitazione logopedica della mancanza della parola

La riabilitazione logopedica è oggi il trattamento di riferimento per la mancanza della parola, che sia legata a un'afasia post-Ictus, a una demenza iniziale o a un disturbo cognitivo lieve.

I principi della riabilitazione

Numerosi principi guidano la riabilitazione, qualunque sia l'eziologia:

  • Precoce: iniziare il prima possibile, idealmente nelle settimane successive all'insorgenza dei disturbi.
  • Intensità: 2 a 3 sedute a settimana per le afasie post-Ictus, 1 a 2 sedute per i disturbi degenerativi.
  • Specificità: adattare gli esercizi al profilo esatto di errori osservato (parafasie semantiche vs fonemiche in particolare).
  • Progressività: dalla parola frequente alla parola rara, dal concreto all'astratto, dalla denominazione alla conversazione.
  • Impegno del paziente: la motivazione e l'impegno sono determinanti.
  • Impegno dell'entourage: famiglia, caregiver devono comprendere gli esercizi e ripeterli a casa.
  • Monitoraggio strutturato: tracciare i progressi seduta dopo seduta con una scheda di monitoraggio della seduta per oggettivare l'evoluzione.

Le tecniche principali

Numerose tecniche di riabilitazione della mancanza della parola hanno dimostrato la loro efficacia:

  • La bozza orale e fonemica: il logopedista fornisce l'inizio della parola (« il bou... »), il paziente la completa. Si cancella progressivamente l'aiuto nel corso delle sedute.
  • L'indicizzazione semantica: « è in cucina », « serve a scaldare l'acqua » — si guida verso la parola attraverso le sue caratteristiche.
  • L'analisi delle caratteristiche semantiche (Semantic Feature Analysis): per ogni parola obiettivo, il paziente deve citare la categoria, l'uso, l'aspetto, il luogo, le caratteristiche. Questa analisi rafforza i legami semantici e facilita l'accesso.
  • Il metodo della denominazione ripetuta: esposizione massiccia alle stesse parole obiettivo, fino all'automatizzazione.
  • Il metodo delle autoevocazioni: il paziente impara a utilizzare autonomamente strategie (descrizione, gesto, perifrasi) per aggirare la mancanza.
  • La riabilitazione tramite scritto: utilizzare la modalità scritta (che può essere preservata) per facilitare l'accesso orale.
  • L'approccio conversazionale: allenare la mancanza della parola direttamente in situazioni di comunicazione, più funzionale che in esercizi isolati.
  • La terapia melodica (Melodic Intonation Therapy): utilizzo del canto per facilitare l'accesso al linguaggio, particolarmente nei pazienti afasici di Broca.

I supporti digitali

I supporti digitali si sono ampiamente sviluppati per la riabilitazione della mancanza della parola. Offrono diversi vantaggi: varietà infinita di esercizi, adattamento automatico al livello, ripetizione senza noia, tracciabilità dei progressi.

L'applicazione ROBERTO di DYNSEO è progettata per gli adulti, in particolare per coloro in riabilitazione post-Ictus, post-trauma cranico, o che desiderano mantenere le proprie capacità cognitive. Propone più di 30 giochi mirati sulla fluidità verbale, l'evocazione, la memoria semantica, l'attenzione, il calcolo. Per gli anziani, l'applicazione SOFIA propone un'interfaccia adattata alle persone poco familiari con il digitale, con giochi simili ma a difficoltà progressiva.

Queste applicazioni sono utilizzate da molti logopedisti in complemento alle sedute. Permettono al paziente di continuare ad allenarsi a casa, per 15-20 minuti al giorno, il che moltiplica considerevolmente l'intensità globale della riabilitazione.

📱 ROBERTO e SOFIA : applicazioni di riabilitazione cognitiva per adulti e anziani

Concepiti da DYNSEO in collaborazione con logopedisti, ROBERTO (adulti) e SOFIA (anziani) offrono decine di esercizi di fluidità verbale, denominazione, memoria semantica. Adattamento automatico del livello e monitoraggio dei progressi.

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Cosa fare quotidianamente di fronte alla mancanza della parola?

Oltre alla riabilitazione logopedica, diverse abitudini quotidiane possono ridurre la mancanza della parola e mantenere le capacità linguistiche.

Le buone pratiche per la persona interessata

  • Stimolare quotidianamente il linguaggio : lettura, parole crociate, scrabble, conversazioni. 30 minuti al giorno sono sufficienti per mantenere.
  • Mantenere una vita sociale attiva : la solitudine accelera il declino linguistico; gli scambi quotidiani lo rallentano.
  • Fare esercizio fisico regolare : camminata, nuoto, bicicletta. L'attività fisica è uno dei migliori protettori contro il declino cognitivo globale.
  • Prendersi cura del sonno : 7-8 ore per notte, a orari regolari. Il sonno consolida gli apprendimenti linguistici.
  • Adottare un'alimentazione equilibrata : dieta mediterranea, omega-3, frutta e verdura — protettori cognitivi riconosciuti.
  • Limitare l'alcol : consumo moderato per gli adulti in buona salute, o astinenza in caso di disturbi cognitivi.
  • Gestire lo stress : meditazione, sofrologia, attività creativa. Lo stress cronico è deleterio per la memoria e il linguaggio.
  • Imparare regolarmente : nuova lingua, strumento musicale, tecnica manuale. Ogni nuovo apprendimento stimola la plasticità cerebrale.

I consigli per l'entourage

I familiari di una persona che soffre di mancanza della parola possono facilitare notevolmente la comunicazione con alcune semplici attitudini:

  • Lasciare tempo : non finire le frasi, non suggerire la parola troppo in fretta. Questo mantiene lo sforzo di recupero, che è di per sé riabilitativo.
  • Fornire indizi dolci se la persona è evidentemente bloccata : « inizia con... », « è in cucina... ».
  • Non correggere continuamente : se dice « cucchiaio » per « forchetta », lasciare correre se il significato è chiaro. Correggere crea ansia.
  • Privilegiare le domande aperte : « parlami della tua giornata » piuttosto che « hai fatto... ? ». Questo offre più margine di espressione.
  • Mantenere le conversazioni : non ridurre gli scambi perché diventano difficili. Al contrario, è l'allenamento principale.
  • Valorizzare gli sforzi : « richiede molta attenzione, vedo », piuttosto che drammatizzare o minimizzare.
  • Adattare l'ambiente : evitare il rumore, le conversazioni multiple simultanee, i contesti di stress.

Domande frequenti sulla mancanza della parola

La mancanza della parola è necessariamente il segno di una malattia?

No, assolutamente no. La mancanza della parola occasionale è universale e benigna. È la sua frequenza, il suo impatto e la sua evoluzione che la rendono sospetta. Se hai una mancanza della parola occasionale, soprattutto in situazioni di fatica o stress, è normale. Se più volte al giorno, in aggravamento, con altri disturbi cognitivi, consulta.

Qual è l'età a cui bisogna iniziare a preoccuparsi?

Non c'è un'età precisa. Prima dei 50 anni, una mancanza di parola frequente è più facilmente legata allo stress, alla fatica, a una sindrome ansiosa o depressiva. Dopo i 50-60 anni, bisogna essere più vigili e consultare in caso di dubbio. Le patologie neurodegenerative iniziali possono manifestarsi molto precocemente con una semplice mancanza di parola, a volte 5-10 anni prima di una diagnosi formale.

Mio padre ha 75 anni e dimentica spesso le parole, è Alzheimer?

Non necessariamente. A 75 anni, un certo rallentamento dell'accesso lessicale è fisiologico. La mancanza di parola diventa sospetta se: 1) peggiora manifestamente nel giro di pochi mesi o anni, 2) è accompagnata da altri disturbi (memoria recente, disorientamento, difficoltà a gestire il denaro, perdita di iniziativa), 3) ha un impatto quotidiano. In questo caso, consulta un neurologo o un geriatra per una valutazione completa.

La riabilitazione logopedica funziona davvero?

Sì, ha dimostrato la sua efficacia in numerosi studi, in particolare per l'afasia post-Ictus (recupero del 30-50% della mancanza di parola con riabilitazione intensiva per 6 mesi) e per le demenze iniziali (rallentamento del peggioramento, mantenimento dell'autonomia comunicativa più a lungo). L'efficacia dipende dalla precocità, dall'intensità e dalla qualità della riabilitazione.

Posso allenarmi da solo a casa?

Sì, in aggiunta a un intervento logopedico. Lettura quotidiana, cruciverba, giochi da tavolo, conversazioni sostenute sono ottimi allenamenti. Le applicazioni come ROBERTO o SOFIA permettono un allenamento strutturato quotidiano a casa, calibrato da logopedisti. Ma l'auto-riabilitazione da sola, senza competenza professionale, rimane insufficiente in caso di patologia accertata.

Quanto dura una riabilitazione per la mancanza di parola?

Molto variabile a seconda della causa. In un'afasia post-Ictus, considera 1-2 anni di riabilitazione intensiva, a volte di più. In una demenza iniziale, la riabilitazione può estendersi su diversi anni con obiettivi adattati all'evoluzione. In un disturbo cognitivo lieve reversibile (legato alla depressione, fatica cronica), alcuni mesi possono essere sufficienti per un miglioramento significativo.

Esistono farmaci per la mancanza di parola?

Nessun farmaco tratta specificamente la mancanza di parola. Tuttavia, in alcune patologie, i trattamenti della malattia sottostante possono migliorare indirettamente il linguaggio: antidepressivi (se depressione), anti-colinesterasici (Alzheimer), trattamento vascolare (sequelae Ictus), trattamento ormonale sostitutivo (ipotiroidismo). Il trattamento di base rimane la riabilitazione logopedica.

Il bilinguismo aggrava la mancanza della parola?

Il bilinguismo è statisticamente associato a un po' più di mancanze della parola nella vita quotidiana (competizione tra i due lessici mentali). Ma paradossalmente, è anche un fattore protettivo contro le demenze: le persone bilingui sviluppano in media le demenze 4 o 5 anni più tardi rispetto ai monolingui, a profilo cognitivo equivalente. Quindi più piccoli vuoti nella quotidianità, ma più riserva cognitiva nel tempo.

Per approfondire

La mancanza della parola è un sintomo che merita attenzione, senza però generare un'ansia eccessiva. Ecco le risorse che possono accompagnarvi:

  • Test cognitivi online: per un primo riconoscimento rapido, i nostri test di memoria e test delle funzioni esecutive sono gratuiti e forniscono un risultato immediato. Scoprite anche il nostro catalogo completo di test cognitivi.
  • Applicazioni di riabilitazione cognitiva: ROBERTO per gli adulti (soprattutto post-Ictus) e SOFIA per gli anziani. Più di 30 giochi cognitivi adattativi, calibrati da logopedisti.
  • Strumenti per logopedisti: i nostri strumenti gratuiti, in particolare la scheda di monitoraggio della seduta, sono preziosi per oggettivare i progressi nella riabilitazione.
  • Formazioni continue: per logopedisti, neuropsicologi e altri professionisti, le nostre formazioni Qualiopi trattano i disturbi neurologici dell'adulto (Ictus, demenze, traumi).
  • Consultazione medica e logopedica: se voi o un vostro caro siete interessati da una mancanza della parola preoccupante, consultate il vostro medico curante che prescriverà gli accertamenti necessari.

La mancanza della parola può essere destabilizzante, a volte angosciante. Ma oggi esistono soluzioni efficaci a tutte le età e per tutte le cause. La precocità della diagnosi e dell'intervento è, come sempre in cognizione, il principale fattore di buon prognosi. Non esitate a consultare, a farvi valutare, a intraprendere una riabilitazione. Il vostro cervello ha una plasticità notevole, e con un allenamento adeguato, i progressi sono possibili a qualsiasi età.

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