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Illèismo: Perché Parlare di Sé alla 3ª Persona e Cosa Rivela?

Fenomeno retorico antico, strategia cognitiva moderna o segno di un disturbo della consapevolezza di sé — tutto ciò che la psicologia e le neuroscienze sanno sull'illèismo.

"Elisa ha bisogno di caffè per iniziare la giornata." "Marco è qualcuno che non sopporta l'ingiustizia." Se hai mai sentito qualcuno parlare di se stesso alla terza persona — o se lo fai tu stesso — hai incontrato l'illèismo. Questo fenomeno linguistico, sia comune che intrigante, affascina psicologi, linguisti e neuroscienziati. È un semplice tratto di personalità? Una strategia di regolazione emotiva? Un segno di narcisismo? O, in alcuni contesti clinici, un indizio di disturbi della consapevolezza di sé? Questa guida completa fa il punto su ciò che sappiamo sull'illèismo.
-400 a.C.
: Giulio Cesare utilizza sistematicamente l'illèismo nei suoi Commentarii de Bello Gallico — uno degli esempi più famosi della storia
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di riduzione dello stress emotivo durante una decisione difficile quando ci si riferisce a sé alla 3ª persona (studi 2017)
3–5 anni
l'età in cui i bambini abbandonano progressivamente l'illèismo — è normale prima di quest'età

Definizione ed etimologia dell'illèismo

La parola illèismo deriva dal latino ille, che significa "lui" o "quello" (pronome dimostrativo di terza persona maschile). L'illèismo indica il fatto di riferirsi a se stessi usando la terza persona singolare — o il proprio nome — piuttosto che il pronome "io". "Ha bisogno di riposare" dice qualcuno per parlare di se stesso. "Maria è stanca" dice Maria parlando di se stessa.

Questo fenomeno è universale nella prima infanzia (i bambini di 2-3 anni parlano naturalmente di sé alla terza persona prima di acquisire la padronanza del "io") e comune in alcuni contesti culturali o retorici (discorso politico, racconto autobiografico distaccato, alcuni idiomi). Diventa più notevole — e psicologicamente interessante — quando persiste nell'adulto nelle conversazioni quotidiane.

L'illèismo nello sviluppo del bambino: un passaggio normale

Prima di comprendere l'illèismo adulto, è utile capire che l'illèismo è la norma nei bambini in tenera età. Tra i 18 mesi e i 3 anni, i bambini parlano molto spesso di sé alla terza persona — "Leo vuole del succo", "Lucia ha male" — prima di acquisire progressivamente l'uso del pronome personale "io" e la consapevolezza di sé come soggetto distinto.

Questo passaggio dalla terza alla prima persona è una pietra miliare importante nello sviluppo cognitivo e nella consapevolezza di sé. Coincide con l'emergere di ciò che gli psicologi chiamano "teoria della mente" — la capacità di rappresentarsi e rappresentare gli altri come agenti mentali distinti con pensieri, credenze e intenzioni proprie. Il bambino che dice "io" afferma la propria esistenza come soggetto — una fase fondamentale nello sviluppo del sé.

Quando l'illèismo diventa insolito nel bambino?

Se l'illèismo è ancora frequente tra i 2 e i 4 anni, la sua persistenza oltre i 5-6 anni merita attenzione. Può segnalare difficoltà nello sviluppo della consapevolezza di sé e della teoria della mente — ciò che può essere osservato in alcuni disturbi dello sviluppo, in particolare nei disturbi dello spettro autistico. In questo contesto, l'illèismo non è un fenomeno isolato ma si inserisce in un profilo di sviluppo più ampio.

L'illèismo nell'adulto: forme e contesti

Nell'adulto, l'illèismo può assumere diverse forme e rispondere a motivazioni molto diverse. È importante distinguere queste forme per non confonderle.

L'illèismo retorico e stilistico

La forma più antica e codificata di illèismo è retorica. Giulio Cesare scrive alla terza persona nei suoi Commentarii per presentarsi come un generale obiettivo che racconta i fatti — non un narratore soggettivo che racconta le sue vittorie. Molti leader politici, atleti di alto livello e figure pubbliche hanno adottato questo stile per proiettare un'immagine di grandezza, obiettività o distacco. "Il presidente ritiene che..." dice a volte il presidente stesso — un modo per disincorporarsi dalla propria dichiarazione e conferirle un'autorità istituzionale.

"Cesare vide che i suoi soldati si piegavano. Disse loro: 'Non abbiamo sempre vinto?' E li condusse in battaglia." (Cesare che parla di se stesso alla terza persona nei suoi Commentari sulla Guerra delle Gallie)

— Giulio Cesare, De Bello Gallico, I secolo a.C.

L'illèismo affettivo e informale

Alcune persone parlano di sé alla terza persona in modo affettivo e informale — spesso in un contesto di gioco, autoironia, umorismo o tenerezza. "Matteo ha voglia di un abbraccio" dice Matteo al suo partner. Questo stile è comune nelle coppie, con i bambini, o nei gruppi di amici intimi dove può servire ad ammorbidire una richiesta, a distanziare leggermente l'ego, o semplicemente come tratto di personalità affascinante.

L'illèismo come strategia di regolazione emotiva

È la forma più studiata scientificamente negli ultimi anni. Ricerche pubblicate in riviste di psicologia hanno dimostrato che parlarsi a sé stessi alla terza persona — o riferirsi a sé con il proprio nome nel dialogo interno — può ridurre la reattività emotiva di fronte a situazioni stressanti e migliorare la qualità delle decisioni prese sotto pressione.

🔬 Ciò che la ricerca dice sull'illéismo e la regolazione emotiva

Studi condotti da Ethan Kross e dai suoi colleghi (Università del Michigan) hanno dimostrato che parlarsi da soli in terza persona — "Cosa dovrebbe fare Sofia in questa situazione?" piuttosto che "Cosa dovrei fare?" — crea una distanza psicologica che riduce l'attivazione emotiva della corteccia prefrontale mediana (coinvolta nelle ruminazioni e nell'autoreflessione negativa) e migliora la qualità del ragionamento in situazioni ad alto contenuto emotivo. È come se si desse un consiglio a un amico piuttosto che a se stessi.

La psicologia dell'illéismo: ciò che rivela sulla consapevolezza di sé

L'illéismo è un fenomeno linguistico — ma è anche una finestra su processi psicologici e cognitivi profondi. Il modo in cui ci si riferisce a se stessi nel linguaggio non è banale: riflette e influenza il modo in cui ci percepiamo come soggetti.

Distanza psicologica e "distanciated self-talk"

Il concetto centrale per comprendere i potenziali benefici dell'illéismo è quello di "distanza psicologica". Quando si dice "io", si è completamente immersi nel proprio punto di vista, nelle proprie emozioni, nelle proprie reazioni immediate. Quando si dice "Paolo" o "lui", ci si colloca leggermente al di fuori — si guarda la situazione da un angolo leggermente diverso. Questa distanza non annulla le emozioni, ma ne riduce l'intensità e crea più spazio per il ragionamento adattivo.

Studi sperimentali hanno dimostrato che il "distanciated self-talk" (parlare di sé come di un terzo nel proprio dialogo interno) migliora le prestazioni durante interventi pubblici stressanti, riduce le ruminazioni dopo un evento emotivo difficile e favorisce un ragionamento più equilibrato su decisioni importanti — riducendo i pregiudizi legati all'impegno emotivo personale.

Illéismo e narcisismo: il legame è più complesso di quanto sembri

Esiste un'associazione popolare tra illéismo e narcisismo — l'idea che parlare di sé in terza persona sarebbe un segno di grandiosità o di autoimportanza esagerata. Questa associazione non è del tutto infondata: alcuni studi hanno trovato una leggera correlazione tra l'illéismo frequente e alcuni tratti narcisistici, e figure pubbliche note per i loro comportamenti narcisistici sono state talvolta citate come esempi di illéisti.

Ma la relazione è più complessa. L'illéismo può servire a molteplici fini molto diversi — e il suo significato dipende interamente dal contesto. Lo stesso fenomeno linguistico può essere una strategia di regolazione emotiva adattativa, un tratto retorico deliberato, un gioco affettivo, o — in alcuni casi e contesti clinici — un sintomo di disturbi della consapevolezza di sé.

🔍 Contesto 1 — Benefico

L'illéismo come strumento di regolazione

Parlarsi da soli in terza persona in momenti di stress intenso ("Cosa farebbe Marco in questa situazione?") per creare una distanza emotiva e migliorare la qualità delle decisioni. Uso consapevole, deliberato, limitato a contesti specifici.

🔍 Contesto 2 — Retorica

L'illéismo come effetto di stile

Riferirsi a sé stessi alla 3ª persona in un discorso pubblico, un testo, o una comunicazione formale per proiettare un'immagine di autorità, obiettività o distacco. Convenzione stilistica ben codificata.

🔍 Contesto 3 — Affettivo

L'illéismo informale e ludico

Parlare di sé alla 3ª persona in contesti affettivi o umoristici vicini — con il proprio partner, amici, figli. Spesso un tratto di personalità o una convenzione relazionale senza significato psicologico particolare.

🔍 Contesto 4 — Da esaminare

L'illéismo persistente e invasivo

Utilizzo sistematico della 3ª persona per riferirsi a sé stessi in tutti i contesti di comunicazione, compresi quelli formali, senza consapevolezza dell'effetto prodotto sugli interlocutori. Può meritare attenzione clinica se recente e associato ad altri cambiamenti cognitivi o comportamentali.

Illéismo e neurologia: quando il "io" perde i suoi ancoraggi

La consapevolezza di sé — questa capacità di rappresentarsi come un soggetto distinto, di distinguere "io" dal resto del mondo — è una funzione cognitiva complessa che si basa su reti cerebrali specifiche, in particolare la corteccia prefrontale mediale, la corteccia cingolata anteriore e alcune regioni parietali. Lesioni o disfunzioni di queste reti possono influenzare la consapevolezza di sé — e talvolta manifestarsi attraverso perturbazioni nel modo in cui una persona si riferisce a sé stessa nel linguaggio.

Illéismo in alcuni disturbi neuroevolutivi

Nei disturbi dello spettro autistico, difficoltà nell'uso dei pronomi personali — e in particolare confusione o ritardo nell'acquisizione del pronome "io" — sono talvolta osservate, soprattutto nei profili con difficoltà linguistiche significative. Queste difficoltà sono correlate a specificità nel trattamento della prospettiva altrui (teoria della mente) e nella rappresentazione di sé come punto di riferimento linguistico.

Illéismo nei disturbi dissociativi

In alcuni disturbi dissociativi, in particolare il disturbo dissociativo dell'identità, gli individui possono parlare di alcune "parti" di sé stessi alla terza persona in modo sistematico — un fenomeno che riflette la frammentazione dell'identità soggettiva. Questo uso della terza persona è qualitativamente molto diverso dall'illéismo retorico o affettivo.

Illéismo e demenze

In alcune forme avanzate di demenza, e in particolare nelle demenze frontotemporali che colpiscono le reti della consapevolezza di sé, possono apparire perturbazioni nell'uso dei pronomi personali. Un paziente può iniziare a riferirsi a sé stesso alla terza persona in modo incoerente o invasivo — un fenomeno che può disorientare l'entourage e i caregiver. In questo contesto clinico, l'illéismo è un sintomo, non un tratto di personalità.

⚠️ Quando l'illéismo merita un'attenzione clinica

L'illéismo diventa clinicamente significativo quando è: recente (cambiamento rispetto al comportamento abituale), sistematico e invasivo (in tutti i contesti), senza consapevolezza dell'effetto prodotto sugli interlocutori, accompagnato da altri cambiamenti cognitivi o comportamentali (memoria, personalità, comportamento sociale). In questo caso, è indicata una valutazione medica e neuropsicologica.

L'illéismo come strumento psicologico deliberato

Oltre alle sue manifestazioni spontanee, l'illéismo può essere utilizzato in modo deliberato come strumento di sviluppo personale e di regolazione emotiva. Questa applicazione pratica si basa su ricerche serie — anche se rimane da considerare come uno strumento complementare piuttosto che come una terapia.

Il "distanced self-talk" nella gestione dello stress

Quando ci si trova di fronte a una decisione difficile, a un intervento stressante, o a una situazione emotivamente intensa, chiedersi "Cosa dovrebbe fare [nome] in questa situazione?" piuttosto che "Cosa dovrei fare?" può ridurre l'attivazione emotiva e migliorare la qualità del ragionamento. Questo cambiamento di prospettiva minuscolo — dal "io" al nome o al "lui/lei" — è sufficiente a creare una distanza psicologica misurabile.

✔ Come utilizzare l'illéismo come strumento di regolazione emotiva

  • Di fronte a una decisione difficile: scrivere o dire mentalmente "Cosa dovrebbe fare [il tuo nome] qui?" e poi scrivere la risposta come se stessi consigliando un amico
  • Prima di un intervento stressante: dirsi "Sofia può gestire questo. Sofia si sta preparando." piuttosto che "Sono stressata, fallirò"
  • Dopo un evento difficile: analizzare la situazione in terza persona per ridurre le ruminazioni e accedere a una prospettiva più equilibrata
  • Nel diario o nella pratica di scrittura riflessiva: alternare tra "io" (per l'espressione emotiva) e la terza persona (per l'analisi)

💡 L'illéisme e la piena consapevolezza

Il "self-talk distanziato" condivide alcuni meccanismi con la piena consapevolezza (mindfulness): entrambi creano una distanza tra l'individuo e i suoi pensieri/emozioni immediati, riducono l'identificazione fusionale con gli stati interiori e favoriscono un'osservazione più distaccata dell'esperienza. Entrambi possono essere utilizzati congiuntamente come strategie di regolazione emotiva complementari. Il termometro delle emozioni DYNSEO può aiutare a identificare e graduare gli stati emotivi — un primo passo verso la loro regolazione consapevole.

L'illéismo nella cultura e nella storia

L'illéismo attraversa la storia e le culture. Oltre a Giulio Cesare, altre figure storiche e contemporanee hanno utilizzato o utilizzano l'illéismo nella loro comunicazione pubblica. Negli sport di alto livello, alcuni atleti parlano di sé alla terza persona — un fenomeno che è stato molto discusso nei media. Questa pratica può riflettere una costruzione identitaria particolare, una dissociazione tra l'individuo privato e il "marchio" pubblico che incarnano, o una strategia retorica deliberata.

In alcune culture, l'uso della terza persona per riferirsi a sé stessi è convenzionale e cortese — in particolare in alcuni contesti formali giapponesi, o in alcune tradizioni religiose dove l'umiltà richiede di non riferirsi a sé stessi con il "io" dominante. Il significato culturale dell'illéismo varia quindi notevolmente a seconda dei contesti.

Funzioni cognitive coinvolte nell'illéismo

L'illéismo mobilita funzioni cognitive complesse che spiegano perché può essere sia un sintomo di disturbo che uno strumento terapeutico.

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Consapevolezza di sé

Riferirsi a sé stessi con il proprio nome implica percepirsi come un oggetto di rappresentazione — una forma di meta-cognizione sulla propria identità.

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Prendere prospettiva

L'illéismo implica una capacità di vedersi "dall'esterno" — di adottare una prospettiva allocentrica (centrata su un altro punto di vista) sulla propria situazione.

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Regolazione emotiva

La distanza creata dall'illéismo riduce l'attivazione della corteccia prefrontale mediale coinvolta nelle ruminazioni e nell'autoriflessione negativa.

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Funzioni esecutive

L'uso deliberato dell'illéismo come strategia implica inibizione (resistere al "io" automatico), pianificazione e flessibilità cognitiva. Il test delle funzioni esecutive DYNSEO permette di valutare queste capacità.

L'illéismo è sempre un segno di narcisismo?

No — è uno dei miti più diffusi su questo fenomeno. L'illéismo può essere retorico, affettivo, deliberatamente terapeutico, o culturalmente codificato. La relazione con il narcisismo esiste in alcuni profili e contesti, ma non è né sistematica né causale. Il significato dell'illéismo dipende interamente dal contesto, dalla frequenza e dalla consapevolezza che ne ha la persona.

Il "distanciated self-talk" è davvero scientificamente provato?

Gli studi di Ethan Kross et al. (University of Michigan) hanno mostrato effetti robusti del distanciated self-talk sulla reattività emotiva e sulla qualità delle decisioni in studi sperimentali controllati. I meccanismi neurali coinvolti (riduzione dell'attivazione della corteccia prefrontale mediale) sono stati confermati da imaging cerebrale. Questi risultati sono seri, anche se repliche aggiuntive sono sempre utili.

Il l'illéismo può essere un sintomo della malattia di Alzheimer?

Disturbi nell'uso dei pronomi personali possono apparire negli stadi avanzati di alcune demenze, in particolare le demenze frontotemporali che colpiscono le reti della consapevolezza di sé. Ma l'illéismo isolato non è diagnostico della malattia di Alzheimer. È l'apparizione recente di un illéismo sistematico, senza motivo apparente, accompagnato da altri cambiamenti cognitivi, che può meritare una valutazione.

Come distinguere un illéismo benigno da un illéismo clinicamente significativo?

L'illéismo benigno è stabile nel tempo, limitato a determinati contesti (affettivo, retorico, deliberato), e la persona è consapevole dell'effetto che può produrre. L'illéismo clinicamente significativo è recente, invasivo (in tutti i contesti), senza consapevolezza dell'effetto prodotto, e si accompagna ad altri cambiamenti. In caso di dubbio, una valutazione medica è sempre preferibile.

Conclusione: l'illéismo, un fenomeno affascinante tra lingua, psicologia e cognizione

L'illéismo è molto più di una bizzarria linguistica o di un segno di narcisismo. È un fenomeno ricco, dai molteplici volti — strumento retorico millenario, strategia di regolazione emotiva efficace, tratto affettivo benevolo, o, in alcuni contesti clinici rari, segno di una perturbazione della consapevolezza di sé. La sua comprensione illumina questioni fondamentali su come ci rappresentiamo, come gestiamo le nostre emozioni, e come linguaggio e cognizione interagiscono.

Se desideri esplorare le tue funzioni cognitive, scopri i nostri test cognitivi online — tra cui il test delle funzioni esecutive che valuta le capacità di presa di prospettiva e di regolazione legate all'illéismo. E se sei un professionista della salute, le nostre formazioni approfondiscono i legami tra linguaggio, cognizione e disturbi neurologici.

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